Consapevolezza, consigli pratici

Dopo aver spiegato cos’è la consapevolezza (ti ricordi il concetto?), ora proviamo ad allenarla. Come tutte le cose che non ci sono familiari abbiamo bisogno di fare pratica, condita con un pochino di tenacia, per acquisirle. Ricordiamo una delle definizioni: 

La Consapevolezza è rimanere osservatori di noi stessi senza giudizio alcuno.

Rallentare.

Cominciamo con analizzare i pensieri che fai. Vai piano! Rallenta! Cerca di essere presente mentre fai qualcosa, come se ti vedessi da fuori. Tira un pochino il freno a mano. Riprendi il controllo di ciò che stai facendo o pensando con una velocità molto più ridotta. Frena e riparti lentamente, è il primo passo. Se non impari a rallentare i pensieri nella tua testa non potrai mai guidarli verso ciò che vuoi tu. Il motivo per cui lo vuoi fare è che:

Se guidi a tutta velocità, non puoi vedere in tempo una via che si dirama dalla strada principale e che ti possa dare una direzione nuova e migliore. Magari una scorciatoia.p054_0_11_03 Se invece vai piano, la vedi, ed hai tutto il tempo per decidere di imboccarla. Il cervello ha bisogno di alternative per scegliere quella più utile per il tuo benessere. Quando ti comporti in modo sciocco o autodistruttivo è solo perché la tua mente non sa di avere alternative e quindi resta nell’unica strada che conosce. Quella che parte in automatico. E’ stato dimostrato che se il cervello sa di avere più di una alternativa, sceglie sempre quella più utile.

Vuoi provare? Non devi farlo per tutto il giorno. Comincia con l’esaminare un pensiero, un’azione, un episodio appena vissuto. Succede una cosa che per adesso non sei riuscito a rallentare? Analizzala alla fine! Rivivi con la memoria il fatto e guarda come ti sei mosso, quello che hai detto, ciò che hai pensato e soprattutto provato a livello emotivo. Come rivedere alla moviola qualcosa in tv! Stop, riavvolgi e riguarda al rallentatore! Lo scopo è essere presente mentre compi un’azione o crei un pensiero. Ma per allenarti puoi benissimo cominciare a farlo subito dopo che accade.

Pensieri consapevoli e inconsapevoli.

Rallentare non vuol dire che devo impiegare il mio tempo, che già è poco, per analizzare cosa succede nella testa. I pensieri sono istantanei e scorrono come un fiume sempre alla stessa velocità. Quello che succede è che sei distratto e il fiume scorre da solo senza nessuna deviazione o impedimento. Questi pensieri/azioni sono inconsapevoli:

  • Uno scatto d’ira
  • Bere un bicchiere d’acqua
  • Non riesco a dormire perché penso ai debiti
  • Vestirsi

Oppure sei tu che fai scorrere l’acqua dove vuoi, come quando pensi a dove vorresti andare in vacanza, fantastichi un’esperienza, progetti il tuo futuro o decidi di pensare ad un elefante rosa che ti chiede delle noccioline 🙂 . Ecco li stessi di prima trasformati in consapevoli:

  • Non mi arrabbio per così poco
  • Bevo un bicchiere a sorsi o facendo le bolle
  • Smetto di pensare ai debiti e mi metto a contare le pecore
  • Mi vesto mettendo tutto al contrario

Si tratta sempre di pensieri e conseguenti azioni, i primi senza consapevolezza… i secondi con.  Ti è mai successo mentre vai da qualche parte di ricordare poco o niente del percorso fatto, perché magari parlavi al telefono o pensavi ad altro? La consapevolezza è il decidere di fare quel percorso guardando tutto ciò che c’è intorno a noi… Non è una cosa facile o difficile, è solo una cosa che decidi di fare piuttosto che no. Non voglio dire di fare le cose lentamente e metterci il doppio del tempo. Ma di fare le cose alla stessa velocità stando lì mentre le fai, invece di vagare con la mente.

Mentre pensi, in qualsiasi momento della tua giornata, la sera prima di andare a letto, quando rifletti guardando per aria, osserva i tuoi pensieri, dove vanno, cosa fanno, stalli a guardare senza giudicare, non lasciare che tutto accada da solo in automatico, non assentarti, vivili, brutti o belli che siano, guardali e renditi conto che se li puoi osservare… forse oggi… forse domani… puoi fermarli o modificarli…

A questo punto potresti pensare: “Vorrei ma è più forte di me…” Purtroppo non è esatto, anche se si è convinti in buona fede. Quello che succede è solamente un’abitudine che abbiamo dato, noi stessi, ai pensieri e alle nostre azioni di andare ad una velocità così folle da non darci la possibilità di fare nient’altro.

Esempi pratici

creme_chantilly_01Prendi per esempio il mangiare. A volte succede che mangiamo qualcosa di buono distrattamente che quando è finito, ne vorremmo ancora, solo perchè mentre lo mangiavamo abbiamo chiacchierato con qualcuno, guardato la tv oppure in sovrappensiero per altri motivi. Se invece quando mangi un dolcino o un salatino, te lo gusti in bocca, non lo mandi giù subito, lo mastichi 20 volte, godi pensando al fantastico gusto che stai assaporando, l’esperienza viene vissuta così intensamente da toglierti la voglia.

 

Altro livello di consapevolezza è il rendersi conto di ciò che è inutile e quindi evitabile. Esempio: Durante la giornata hai 20 cose da fare, ok? Il tempo per farle tutte è giusto giusto. Se fai il tuo dovere molto seriamente, cercando di fare più in fretta possibile, in affanno, stressato, arrabbiandoti e gridando ad ogni persona che ti fa perdere 10 secondi, arrivi a fine giornata un tantino nervoso/a. Giusto? Rifletti sul fatto che seriamente o fischiettando – in affanno o tranquillo – arrabbiato o no, il tempo che ci metti è uguale! Sembra una cosa ovvia ma nessuno ci fa caso. E non centra niente con il “carattere” o l’affermazione “…ma io sono fatto così!”.

Aggiungiamo anche che trovi un incidente per strada che ti fa perdere mezz’ora buona sulla tabella di marcia e quindi dovrai fare qualcosa più velocemente e male oppure rimandare a domani. Se sei bloccato nel traffico e non ci puoi fare niente, la tua incavolatura non ti servirà a fare le cose più in fretta ma al contrario, scatenerà il malumore e proseguirai il resto della giornata incavolato nero con tutto e tutti. Probabilmente le cose da fare che verranno dopo saranno fatte di fretta e male aggiungendo altro stress e altro ritardo.

“Se hai un problema e lo puoi risolvere, perché ti arrabbi?”
“Se hai un problema e non lo puoi risolvere, perché ti arrabbi?”

La consapevolezza applicata a queste situazioni di esempio è quella che ti fa capire che siamo noi a dover decidere se lasciare che tutto accada alla rinfusa o essere presenti nel momento, ora, adesso, per cambiare la nostra reazione se non ci piace. Ricordati che non devi riuscire subito, è un’abitudine e come tale andrebbe allenata con un pochino di insistenza.

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Ti saluto, buona riflessione.
Marco

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Marco

Sono Marco Odino, classe '72, autore di VeritaRelative.it. e del corso Eureka!® al suo interno. Affascinato e incuriosito dallo scoprire come funzionano gli esseri umani, (questo miscuglio di corpo, mente e anima), sono diventato un appassionato Ricercatore di tutto ciò che riguarda il Benessere Emotivo. Dalle antiche filosofie Orientali a quelle più moderne Occidentali. ;-)

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