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by Marco

Consapevolezza

Una parola, un concetto che a qualcuno può risultare estraneo, ad altri può dire qualcosa ma non troppo chiaramente. Ma partiamo da una delle sue definizioni. La consapevolezza è:

“Rimanere osservatore di se stesso senza giudizio alcuno”

“Osservatore di se stesso” vuol dire guardarsi da fuori. Rendersi conto delle proprie azione da un livello ulteriore di coscienza, senza maschere. Un altro te che guarda te stesso. “Senza giudizio alcuno” vuol dire assistere senza provare variazioni emotive.

Sviluppiamo il concetto iniziando con altre sotto-definizioni:

  • La consapevolezza è il prendere coscienza del presente in maniera più continua possibile.guardarsi_med
  • Vivere completamente questo attimo presente, senza condizionamenti dal passato o preoccupazioni e paure sul futuro.
  • La consapevolezza è l’atto di rendersi conto di cosa ci succede veramente a livello emotivo e psichico, senza maschere inconsce.
  • Godere al massimo di un momento, se è bello. Cambiarne in diretta la risposta emotiva, se è brutto.

Stati di consapevolezza:

  • Esperienza unica:
    Guardando un tramonto, rendersi conto con tutti i sensi di ciò che accade, godersi appieno lo spettacolo, farlo durare un istante immenso che si imprimerà nella nostra mente per sempre. Non farsi distrarre da pensieri e preoccupazioni. Domani, ricordandolo, ritorneranno anche le sensazioni associate facendoci sorridere estasiati.
  • Esperienza sgradevole:
    Se ti tagliano la strada, prepotentemente e mentre sei imbottigliato nel traffico, la consapevolezza è quell’istante in cui puoi davvero decidere se arrabbiarti e continuare ad esserlo ancora e ancora, imprecando con veemenza e rovinandoti il fegato, oppure dire semplicemente un bel “vaffa…” e subito dopo riprendere ad ascoltare alla radio la canzone che ti piace. Uscire più in fretta possibile dallo stato emotivo di rabbia!
  • Esperienza quotidiana:
    Se sei a pranzo, gustarsi il cibo senza pensare a cosa c’è successo stamattina o a cosa dobbiamo fare nel pomeriggio. Senza sopra pensiero su debiti, affetti, figli, guai, cose da fare, ecc.. Guardo il boccone sulla forchetta, lo metto in bocca e “mmmmm”,  me lo gusto lentamente, chiudendo gli occhi e masticandolo 1000 volte, fino a che non ne rimane più traccia (anche se non è il mio cibo preferito).
  • Esperienza rivelatrice:
    Capire all’improvviso che la gelosia o l’invidia che provo per qualcuno non ha ragione di esistere se non quella di nascondere una mia radicata insicurezza, che l’inconscio ha imparato ad insabbiare per paura di non essere degno di amore. Di solito una rivelazione del genere dona uno stato di serenità e pace molto potente.

Condizionamenti

Nella scuola orientale è molto presente l’argomento consapevolezza. Ma anche psicologi e motivatori personali capiscono che molti malesseri provengono da un’abitudine radicata a vivere inconsapevoli, troppo distratti, perdendo di vista i veri motivi di alcuni comportamenti.

Condizionamenti dal nostro passato (vittimismo):

Chi vive troppo nel passato ha spesso presupposti che incidono continuamente su ciò che provano a livello emotivo e di conseguenza sul loro comportamento e sulle scelte di tutti i giorni:

  • Rimorsi e rimpianti: Mugugnare sempre su ciò che di sbagliato abbiamo fatto e/o su ciò che non abbiamo fatto di giusto. “Se avessi detto, se avessi fatto, non fatto, ecc..”
  • Lamenti interni: Rimproveri continui a se stessi, a ciò che si crede di essere, come valida motivazione al fatto di non poter cambiare. “Se fossi più forte, più bello, più ricco, allora potrei…” “Ma purtroppo io sono fatto così”.
  • Lamenti esterni: Dare la colpa a persone o avvenimenti passati. Classico scaricare la colpa sui genitori che dovevano fare meglio. O lamentarsi di una brutta esperienza che ci ha segnato la vita, usandola come alibi per rimanere fermi.

Anche se non si ha la chiara sensazione di averli come presupposti, sono spesso la base con cui si affronta la vita, attimo dopo attimo. Un piccolo esempio: Se capita un contrattempo, come prendere una multa, la testa parte in automatico, inconsapevolmente con una serie di pensieri che portano malumore tutto il giorno: “che sfortuna, succedono tutte a me, maledetto vigile, se fossi arrivato in tempo, ecc.”. Riassumendo “fare la vittima”.

Condizionamento dal possibile futuro (stati d’ansia):

Chi vive troppo nel futuro, invece, tende a preoccuparsi (pre–occuparsi, occuparsi prima) sempre di ciò che potrà succedere. Quest’altro presupposto porta a pensare troppo prima di qualsiasi decisione e quindi si ha la tendenza a rimandare sempre a domani. Pensieri tipo:

  • Pensare: “E se poi succede questo? E se poi non sono capace? E se poi sbaglio? E se poi…”
  • Lasciar galoppare la mente con la fantasia, scatenando film su paure e scenari catastrofici che riguardano il futuro. Spesso chi soffre d’insonnia ha questa abitudine. Classico esempio di chi non dorme, perché si preoccupa del ritardo del figlio, fantasticando chissà quale tragico incidente.
  • Fantasticare su cosa domani andrà male o storto: un colloquio, un esame, un appuntamento, ecc..

Maschere:

Il discorso delle maschere è delicato perchè riguarda l’inconscio, ne parleremo meglio in un altro articolo. gattino-allo-specchioPraticamente l’inconscio ci tiene nascosti i “veri” motivi per cui agiamo in qualche modo, mascherandoli con dei perchè a cui rispondiamo convinti e in buona fede. Esempio estremo sulla dipendenza da cibo: Una donna che ha subito violenza da giovane potrebbe in età adulta avere un sovrappeso inconscio per allontanare possibili corteggiatori. Chi ha questo problema spesso dice che la sua è proprio fame vera, non ne può fare a meno, oppure da la colpa al metabolismo o alla sua costituzione fisica. Questa è la maschera. La verità è che l’inconscio ha rimosso l’episodio e protegge se stesso dal rischio di una nuova esperienza simile. La caratteristica principale delle maschere è che chi le ha non le vede. Il soggetto crede veramente nelle sue giustificazioni. Un buon livello di consapevolezza riesce a vedere questo meccanismo e a lavorarci sopra per eliminarlo.

(Osho)

Cause

Come mai accade tutto ciò è molto semplice. Chi ha letto l’articolo sull’essere o fare, saprà che la testa funziona a meccanismi automatici. Le nostre reazioni ai fatti della vita hanno spesso qualcosa di automatico che ci fa credere di non aver controllo su di esso. Il cervello viene programmato, fin da bambini, come un computer. E come tale ci sono dei programmi che partono in automatico. La natura ci ha dato questo sistema per automatizzare comportamenti utili che non richiedano la nostra attenzione, come il camminare, mangiare respirando senza strozzarsi o prendere un oggetto al volo piuttosto che schivarlo.

Purtroppo ci sono anche stati d’animo che si innescano in automatico se non siamo consapevoli nel momento stesso che accadono. Uno scatto d’ira, un improvviso malumore, l’ansia o il panico, ecc., sono solo esempi di stati emotivi che arrivano all’improvviso perché il nostro cervello ha eseguito un programma memorizzato in Domino_mpassato. Appunto come sul tuo computer, schiacci un tasto e parte un programma. Si può anche guardare al cervello come una macchina ad ingranaggi. Se si tira una leva, parte un meccanismo e una reazione a catena. Pensate al gioco dove cadono tutte le tesserine, il “Domino”, o al “Plinko”, il percorso di una pallina in caduta libera e condizionato da una serie di bivi. Le nostre reazioni, senza la giusta consapevolezza, assumono questo tipo di comportamento incontrollato, lasciandoci credere di non poter intervenire in nessun modo.

La consapevolezza è: “interferire coscientemente” in questa sequenza automatica di emozioni negative che ci sorprendono quando accade qualcosa.

Esempi

Prendiamo sempre come esempio qualcosa che ci produce uno scatto d’ira. Può essere un figlio che non ubbidisce, il coniuge che non fa quello che vogliamo, il capo che ci riprende al lavoro, qualcuno che ci fa uno sgarbo o una prepotenza, sentirsi impotenti davanti alle ingiustizie del mondo, ecc.. Questo è il pulsante o la leva, soggettivi per ognuno di noi. Possiamo agire in tre modi:

  • Lasciare tranquillamente che accada agendo in un secondo momento. Succede qualcosa che mi fa imbestialire,  Parte lo scatto d’ira, cioè il programma o la reazione a catena, e subito dopo aver urlato e imprecato faccio un bel respiro profondo, mi rendo conto sorridendo (consapevolezza) che stò esagerando, riprendo il controllo e mi calmo.
  • Intervenire nel mentre accade. Parte l’eccesso d’ira, e mentre comincio ad urlare e imprecare, mi fermo, faccio un bel respiro profondo, mi rendo conto che stò esagerando, riprendo il controllo e mi calmo.
  • Anticipare l’evento. Sentire che arriva ora l’eccesso d’ira, fermarsi, fare un bel respiro profondo, rendersi conto che sarebbe esagerato o addirittura inutile arrabbiarsi, quindi evitare qualsiasi emozione negativa.

Questo vale anche per ciò che mi rende triste, ansioso o qualunque stato emotivo indesiderato. Quando capita che mi sento così, voglio cercare di intervenire consapevolmente tornando alla normalità.

Non sempre gli stati emotivi indesiderati sono conseguenze di cause esterne, ma spesso derivano da come e cosa pensiamo dentro. Dalle immagini o film che facciamo nella testa (cosa visualizzo con i pensieri) oppure dei dialoghi interni (cosa dicono i pensieri). Nella nostra educazione non è previsto che ci insegnino a controllare tutto ciò e cresciamo con l’ errata convinzione che non si possa fare niente.

Mi spiego meglio, pensa al tuo animale preferito. Scegli! Cos’è? Un cane, gatto, delfino, aquila, serpente? Ora immaginalo tutto colorato di blu e giallo. Adesso pensa che ti stia parlando raccontandoti che oggi vorrebbe mangiare una pizza! Se riesci ad immaginare tutto ciò è perché lo fai coscientemente e consapevolmente. Sei tu che crei il pensiero nella testa visualizzando l’animale, piuttosto che sentire che parla.

La consapevolezza parte proprio da questa “consapevolezza”. Ovvero che TU hai computeril potere sui tuoi pensieri e sulle tue emozioni. Sono tuoi! Sei tu che li crei! Volontariamente o in maniera automatica, è comunque una cosa che fai tu. Se ti rendi conto di poterli controllare ti basterà allenarti a farlo quando ne hai bisogno.

🙂

Un altra cosa importante che emerge da questo discorso è la notizia sconvolgente che noi non siamo il nostro cervello. 😮 Esso è solo una parte del corpo, un mezzo, un computer che ci è stato dato per vivere alla stessa stregua di occhi, mani e gambe. Hanno tutti il loro utilizzo e identificarsi con uno di essi sarebbe un errore. Risulta utile capire che se agiamo in un modo che non ci piace non è imputabile a chi siamo noi e quindi non deve influire sul giudizio di noi stessi, ma piuttosto è solo il nostro cervello che ha bisogno di una modifica ad un pezzo di programma. Nell’articolo sui bisogni umani è specificato meglio perchè agiamo in un certo modo.

Infine:

Ricordi la definizione?

Osservare il proprio comportamento e le nostre azioni/reazioni come il risultato finale di procedure che attua il cervello. Uno strumento come qualsiasi altra parte del corpo. Ne consegue la completa assenza di giudizi o definizioni per la nostra persona. Niente apprezzamenti o insulti su “se stessi” e quindi nessun cambiamento a livello emotivo.

Se vuoi approfondire ulteriormente, puoi provare a leggere la prima lezione del corso Eureka che trovi cliccando qui.

Buona lettura
Marco

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Marco
About Marco
Sono Marco Odino, classe '72, autore di VeritaRelative.it. e del corso Eureka!® al suo interno. Affascinato e incuriosito dallo scoprire come funzionano gli esseri umani, (questo miscuglio di corpo, mente e anima), sono diventato un appassionato Ricercatore di tutto ciò che riguarda il Benessere Emotivo. Dalle antiche filosofie Orientali a quelle più moderne Occidentali. ;-)

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Consapevolezza, cos’è e come aumentarla.