Un Aiuto e una via d’uscita!

“Aiuto! Sono in Crisi!”

Cerchi aiuto perché c’è qualcosa di grigio nella tua vita? Qualcosa che non quadra? Un cambiamento improvviso?

Spesso nella vita capita un periodo in cui ci sentiamo male ed abbiamo la sensazione di non aver via d’uscita. Le ragioni sono moltissime, molto personali e di queste ragioni a volte ne hai coscienza altre volte no. Comunque sia, sapere il perché e da dove arrivi il malessere non aiuta ad uscirne, anzi… a volte ci dona una comodissima scusa (vittimismo) per non affrontare il disagio stesso facendoci credere che non possiamo farci niente… classica trappola mentale da evitare!

Quello che veramente ci può aiutare a risolvere questo tipo di crisi è solo una vera presa di coscienza. Ossia trovare una decina di secondi in cui riusciamo a renderci conto dello stato in cui siamo caduti e accettarlo con serenità per poter trovare più facilmente una soluzione. La serenità di un bambino che cade dalla bici quando toglie le rotelle. Nessuno può vivere la vita senza raccoglierne le sfide, affrontarle cadendo e rialzandosi. Cercare di vedere la cosa da fuori, come se stesse succedendo ad un nostro amico o familiare.

Questo per rendersi conto che:

  • Sono cose che succedono a tutti. Presto o tardi tutti hanno un periodo nero.
  • Sono cose che tutti hanno, in un modo o nell’altro, superato

L’unica cosa che tu puoi scegliere e quanto tempo metterci ad uscirne e quanto dolore risparmiare di conseguenza…

Ci sono persone che sono uscite da una depressione (o qualsiasi altro tipo di crisi) dopo anni di sofferenze e altre che ci hanno messo poche settimane. Dov’è la differenza? Ti verrebbe da pensare che chi ci mette poco sia più forte, più fortunato, abbia un carattere migliore del tuo o avuto un’infanzia più bella…

Niente di tutto questo.

È solo una questione di presupposto, ossia di come affronti i problemi piccoli o grandi che capitano nella vita. Il presupposto è la base inconscia che scatta automaticamente nel tuo cervello quando ti capita un problema o un contrattempo. E ovviamente anche quando sei in crisi per qualunque cosa.

  1. Se usi un presupposto di gratitudine e fiducia sarai più attento a trovare la tua via d’uscita.
  2. Se usi un presupposto di vittimismo e rassegnazione, tutto diverrà difficile e lungo nel tempo.

Esempio:

Se trovi un ingorgo stradale inaspettato, causato da un incidente o da lavori in corso e che ti causa un lungo ritardo, possono partire 2 tipi di reazioni condizionate dal proprio presupposto:

  • Uno scatena uno stato emotivo negativo: incavolarsi, bestemmiare contro l’evento imprevisto o contro chi lo ha causato. Sentirsi sfortunato nell’essere finito in quella situazione. Agitarsi ansiosi per le conseguenze del ritardo aumentando lo stress.
  • L’altro scatena indifferenza o addirittura uno stato emotivo positivo: rendersi conto (presa di coscienza) che può succedere un contrattempo e non ce niente di grave. Se viaggi tutti i giorni per andare a lavorare, è normale che prima o poi accada. Approfittarne per ascoltare della buona musica, fare una telefonata che è da un po’ che rimandi, mandare messaggini, leggere qualcosa, guardare il mondo esterno per godere della natura che ci circonda (anche in città le puoi vedere…) o ridere osservando le reazioni delle altre persone allo stesso ingorgo, ecc.. Cercare con serenità una possibile soluzione: se c’è una strada alternativa, prenderla. Se non c’è rassegnarsi a rimanere pacifici in coda.

L’uso dei presupposti è una decisione conscia e non è uno stato d’essere. Non è come sei che influenza il tuo di presupposto ma è come decidi di affrontare la nuova sfida che la vita ti sta proponendo. Non centra niente il tuo carattere, quanto sei forte e non centra niente la tua infanzia. Non centra niente il fatto che fino a ieri hai sempre scelto con il presupposto sbagliato. Oggi è oggi!

Se lasci che il presupposto parta in automatico, partirà quello che la tua mente di solito fa partire per abitudine. Se invece cerchi e trovi 10 secondi di coscienza per analizzare il problema senza agitarti troppo, allora il presupposto lo puoi scegliere quando vuoi tu e ovviamente quello che ti è più utile…

L’esempio del traffico, ovviamente, non è lontanamente paragonabile al tuo grave e serio problema odierno…

Allora facciamo un altro esempio molto più forte: Una delle cose più brutte che possono capitare nella vita è la perdita di un figlio. Ovviamente è uno dei lutti più difficili da metabolizzare e chi lo ha vissuto possa perdonare la mia semplicistica esposizione del contenuto cercando di capire che il mio intento è quello di aiutare chi oggi ne ha bisogno. Non voglio assolutamente far credere di sapere cosa si prova con una esperienza simile. Chiedo scusa se posso apparire insensibile.

Comunque anche in questo caso si conoscono 2 grandi categorie di reazioni portate dai presupposti di chi ha sofferto questo dolore. Ovviamente non parlo del giorno dopo che è successa la tragedia, ma dopo il giusto periodo di tempo in cui il dolore abbia sfogato tutte le lacrime del caso. I 2 presupposti potrebbero assomigliare a:

  1. Vittimismo e Rassegnazione: Dopo molti mesi di dolore, continuare incessantemente la ricerca di un colpevole; che sia Dio, il destino, la sfortuna, i dottori o i responsabili di un eventuale incidente, delitto, ecc.. Questo ovviamente aggiunge odio e risentimento al già così grande dolore che si prova in questi casi. Ne consegue una totale sfiducia nella vita, un atteggiamento arrendevole che causa le più pericolose sensazioni… Abbandonarsi sempre più al dolore convincendosi che la vita non può più essere la stessa dopo un fatto così grave, perdere così ogni speranza di ritrovare altri momenti di gioia. C’è chi addirittura prova un senso di colpa al solo pensiero di tornare a sorridere perchè si crede di mancare di rispetto al proprio dolore… come se la sofferenza continua (portare il lutto a vita) sia l’unico modo di onorare il ricordo di chi non c’è più.
  2. Gratitudine e Fiducia: Sempre dopo un lungo periodo di tempo necessario per recuperare le forze esaurite dalla tragedia, cominciare a valutare la possibilità che la vita comunque debba continuare anche se non sarà mai più la stessa di prima. Questo ovviamente accade quando si cercano, col tempo, 2 semplici consapevolezze. Una, che non siamo soli, ci sono altre persone che ci vogliono bene e soffrono se noi non ci risolleviamo. Due, che ci sono molte più persone di quante crediamo che hanno, in passato, affrontato il lutto di un figlio e, che hanno (piano, pianissimo) ricominciato una vita il più serena possibile senza per forza cancellare il ricordo di chi non c’è più. Questo può accadere dopo un anno o anche di più, ma ciò non toglie il fatto che chi c’è riuscito ha deciso di reagire in qualche modo per non soccombere, aggiungendo sofferenza e dolore continuo a tutti i giorni della propria vita.

Se state pensando:

“Parli bene tu, vorrei vedere te in quella situazione”

è normale, anche io farei lo stesso. Vogliate quindi di nuovo perdonare questo esempio pregandovi di concentrare l’attenzione più sulle mie buone intenzioni piuttosto che su come le abbia esposte.

L’esempio del traffico e l’esempio del lutto sono comunque fatti per farvi capire meglio il concetto di presupposto e non per fare il Maestro di vita. Capire che puoi soffrire, piangere, arrabbiarti, deprimerti o agitarti finchè vuoi. Prenditi tutto il tempo che necessità per sfogare il tuo dolore o il tuo disagio. Ma, poi, cerca di trovare quel momento di lucidità, quei 10 secondi in cui ti puoi permettere di analizzare il problema e capire come prima uscirne o cambiare il presupposto che fino adesso hai usato.

Non è facile? Può darsi… ma può anche darsi che sia tu a renderlo facile o difficile in base a come la pensi.

Se continui a essere convinto che sia difficile lo sarà sicuramente!

Se smetti di pensare che sia facile o no, forse comincerai a cercare chi c’è passato prima di te e ora sta meglio…

Questo è un altro presupposto, un altro modo di affrontare il tuo problema.

Una scelta che tu fai momento per momento. C’è gente che dopo dieci anni di depressione ha un secondo di lucidità è trova la Rivelazione che gli fa trovare una via d’uscita… Dieci anni divisi in miliardi di momenti in cui ha scelto di vedere tutto nero e rimanere incatenato e poi un solo momento in cui scatta qualcosa e tutto cambia in meglio!

Scelte che credi di non poter fare fino a che non provi a farle!

😉

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Per quanto grave sembri la tua situazione,
c’è sicuramente qualcuno che prima di te ha trovato una via d’uscita!

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Marco

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Marco

Sono Marco Odino, classe '72, autore di VeritaRelative.it. e del corso Eureka!® al suo interno. Affascinato e incuriosito dallo scoprire come funzionano gli esseri umani, (questo miscuglio di corpo, mente e anima), sono diventato un appassionato Ricercatore di tutto ciò che riguarda il Benessere Emotivo. Dalle antiche filosofie Orientali a quelle più moderne Occidentali. ;-)

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