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by Marco

Delusioni e Aspettative

Come possiamo fare per non rimanere più delusi e smettere di provare sensazioni come tristezza, rabbia, frustrazione e voglia di vendetta?

Analizziamo la Delusione. Quante persone (comprese noi stessi) e cose ci deludono durante la nostra vita:

  • Genitori
  • Noi stessi
  • Amori
  • Figli
  • Amici
  • Governi, Re e Imperatori
  • Datori di Lavoro o Dipendenti
  • Campioni sportivi
  • Miti vari
  • Ecc.

E poi ci sono tutte le varie situazioni quotidiane che non vanno mai come ci si aspetta.

Ma possibile che nessuno sia affidabile? Possibile che nessuno mantenga la parola data? Possibile che nessuno agisce come vorremmo?

Forse c’è qualcosa che non quadra. Forse siamo noi a vedere la cosa dal lato sbagliato.

ah-giaMi ricordo di molti indovinelli che mi facevano impazzire da giovane, ma poi, una volta capita (o letta) la soluzione, erano in fondo semplici. Per esempio “Ha 4 gambe ma non cammina, cos’è?” Ovviamente è il Tavolo, magari lo conoscevi già ma la prima volta che lo senti ti viene automatico pensare a qualsiasi animale che abbia 4 gambe invece di capire che anche tavoli e sedie ce le hanno. Si tratta solo di cercare la soluzione cambiando punto di vista, guardando la cosa con una prospettiva diversa.

Le delusioni ci procurano malessere perché spesso le guardiamo dal punto di vista sbagliato. Siamo di solito noi che ci facciamo un idea di come devono andare le cose e se poi non vanno come abbiamo immaginato, rimaniamo delusi provando risentimento. Il punto di vista che dobbiamo cambiare è quello di non presupporre come si svolgeranno gli eventi o si comporteranno le persone. Come sottolineano molti coach di PNL: Quello che sbagliamo è l’immaginazione del risultato finale, chiamata anche “Aspettativa”.

Piccolo esempio.

come-corteggiareCarlo invita la sua collega Adele ad uscire con lui a cena. Prima di farlo si prepara mentalmente quello che deve dire immaginando il botta e risposta tra i due e prosegue immaginando come andrà la serata. Ma Adele dice no, e Carlo rimane triste e deluso per tutto il giorno, la sera rimugina ancora sull’accaduto e nei giorni successivi va in ufficio con il broncio, triste e anche arrabbiato.

Se noi ci Aspettiamo che una persona ci dica di sì e poi non lo fa, rimaniamo delusi. Ma è nella nostra mente che abbiamo immaginato e sperato quel sì.

Siamo noi che abbiamo programmato la nostra delusione.

Se chiedo qualcosa a qualcuno, rimarrò deluso da un “no” come risposta solo se mi aspetto che dica “sì” e ripongo in quella speranza più peso del dovuto.

Oppure se credo che il “no” abbia a che fare con me stesso prendendola sul personale. Carlo potrebbe pensare che il no voglia dire che è brutto, antipatico, puzzolente o altro. 🙂 Ma non è la realtà. Adele può dire no perché è già impegnata e non è detto che Carlo non le piaccia. Oppure Adele è appena uscita da una storia importante ed è spaventata da qualsiasi nuovo corteggiatore. O magari Adele è la donna che dice no ma voleva dire sì. 😉

Come credete reagisca Brad Pitt quando una donna gli dice no? Di sicuro non pensa di avere qualcosa che non va’… E non c’è bisogno di essere belli e famosi per far colpo sull’altro sesso. Se guardate attentamente è solo questione di essere convinti nell’approccio. L’insicurezza o la timidezza è data dal fatto di “credere” di non poter sopportare 1,2,3,ecc. rifiuti senza soffrirne perché si è convinti di non essere abbastanza: bello, alto, simpatico, brillante, ricco, forte, sportivo, ecc..

Ma torniamo al fatto che la delusione è nell’aspettativa. Questo vale per qualsiasi cosa qualcuno faccia, o non faccia, che ci causa malessere. Potrebbe essere un riconoscimento, un grazie o una pacca sulla spalla, che noi siamo sicurissimi di meritare e se non arriva ci stiamo male. Sarà perché non siamo apprezzati oppure per altri motivi fuori dal nostro controllo e dalla nostra visuale.

Resta lecito chiedere spiegazioni, far valere le nostre opinioni e spinti dalla passione, arrabbiarsi anche, ma non rimanere delusi o amareggiati nel tempo. Quella è una scelta.

Per farla breve ogni volta che qualcosa ci fa arrabbiare o rattristare, è possibile che sia riconducibile ad una aspettativa, programmata dalla nostra mente, senza aver fatto i conti con una realtà più complessa nelle sue probabilità, di quanto possiamo immaginare.

Autostima

Oppure vediamo ciò che accade come un attacco personale. Non essendo sicuri, inconsciamente, del nostro valore, diamo all’accaduto un significato che riconduce ad una presunta nostra mancanza. Carlo potrebbe offendersi credendo di non piacere ad Adele, non piacere alle donne in generale o credere addirittura di essere sbagliato da qualche parte.

Spesso rimaniamo delusi anche da noi stessi per lo stesso meccanismo mentale. Classico esempio di una crisi relazionale di coppia. Chi si sente in crisi prova un malessere che molto spesso proviene da una nostra presunta incapacità ad apprezzare per un lungo periodo tutti i lati positivi e tutto quanto costruito nella relazione attuale, cercando chissà che fuori da essa…

Altro esempio.

Se non ricevo una gratifica sul posto di lavoro (non solo in denaro) sono io che scelgo di arrabbiarmi pensando che:

«Non mi rispettano e non danno valore a quello che faccio, gliela farò pagare!»

Oppure pensare serenamente che ci sono altri motivi che impediscono la mia gratifica. Decidendo poi se cambiare strategia, far valere le mie opinioni parlando, oppure cercare un altro posto di lavoro… In ogni caso, malesseri come delusione, rabbia, tristezza o rivendicazioni varie, sono scelte emotive facoltative che esulano dall’episodio in sé.

Se un problema lo puoi risolvere, perché ti arrabbi? E se un problema non lo puoi risolvere perché ti arrabbi?

I Classici

Vi lascio con qualche caso tra i più famosi, maschili e femminili.

Maschile

Di solito gli uomini si arrabbiano quando, nel traffico, trovano qualcuno che non guida come loro. Fegati rovinati nei semafori cittadini. Questo è il risultato di una semplice associazione mentale:

  • Mi tagli la strada = Non mi rispetti

Potrebbe essere benissimo una persona distratta che non conoscendo la strada cambia all’improvviso direzione vedendo la via che sta cercando. Niente a che vedere con il rispetto per me stesso.

  • Non parti quando scatta il verde = Non hai rispetto per nessuno

Magari ha appena ricevuto una brutta notizia ed è un pochino tra le nuvole. Oppure è una dolce nonnina costretta ad andare a fare commissioni nell’ora di punta. Purtroppo guidare è un diritto di tutti e non tutti siamo talentuosi come i piloti di rally.

  • Ti infili di prepotenza davanti a me in una coda = Che rabbia e che ingiustizia a questo mondo. Ti farei saltare la macchina o ti picchierei

Forse da piccolo era quello che le prendeva da tutti e tutti lo prendevano in giro, e oggi invece gira con un macchinone. Vale la pena cambiare stato emotivo per lui? Ricordiamo che c’è differenza tra farsi rispettare e coltivare rabbia e risentimento rovinandosi la giornata e oltre.

Femminile

Anche le donne hanno i loro punti deboli. 🙂mamma-arrabbiata

  • Marito che arriva e sporca dove ho appena pulito = Non mi rispetti

Forse sono solo egoisti, pigri, imbranati, male educati e distratti, ma ciò non vuol dire non portare rispetto o volere meno bene. Sarà colpa della suocera! 😉

  • Compagno che scarseggia di attenzioni = Non mi ama

Potrebbe essere sempre stato così ma prima non ci facevamo caso e adesso sì. Potrebbe essere colpa di un infanzia non proprio all’insegna dell’affetto genitore/figlio. Niente a che vedere con la quantità di amore che prova per la donna in questione.

  • Promozione data ad un collega maschio = Capo maschilista e strxxxx (parolaccia censurata)

Magari è innamorato di lei e fa di tutto per non darlo a vedere…

Conclusione

Sono solo esempi per farvi sorridere riflettendo su quante possibilità ci siano, oltre a quelle da noi pensate, quando ci sentiamo toccati da qualcosa nei normali episodi di ogni giorno. Pensateci la prossima volta che state per arrabbiarvi, sentirvi tristi o altro.

Cercare soluzioni e nuovi punti di vista senza cambiare troppo d’umore è una cosa da provare. Magari partendo dalle piccole cose. Male che vada tutto rimarrà com’è adesso.

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Marco
About Marco
Sono Marco Odino, classe '72, autore di VeritaRelative.it. e del corso Eureka!® al suo interno. Affascinato e incuriosito dallo scoprire come funzionano gli esseri umani, (questo miscuglio di corpo, mente e anima), sono diventato un appassionato Ricercatore di tutto ciò che riguarda il Benessere Emotivo. Dalle antiche filosofie Orientali a quelle più moderne Occidentali. ;-)

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