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by Marco

Spiritualità, lo scopo intrinseco…

La spiritualità serve a quella parte di noi che vuole trovare se stesso con domande tipo:

  • Qual’è il senso della vita?
  • Che cosa ci faccio qui?
  • Cosa c’è di là?
  • Chi sono io?
  • Dove mi appoggio quando sto per cadere?

NON è sinonimo di religione. Ma soprattutto è una ricerca di connessione e di amore, dall’esterno della nostra realtà. Il nostro ego vorrebbe fare il duro davanti agli altri, ma poi in fondo in fondo si sente solo nell’universo.

Ti ricordi cosa diceva Vasco Rossi in “Lunedì”, una sua canzone:

Perché restare soli fa male anche ai duri. Loro non lo dicono ma, piangono contro i muri

Perché poi c’è questa assurda concezione culturale in cui se ami incondizionatamente o chiedi di essere amato, vuol dire che sei debole. Una cavolata assurda! Credo che gli esseri umani, come figli (creazioni) di qualcosa o di qualcuno, siano considerati tutti uguali agli occhi di questi misteriosi genitori spirituali (creatori). Credo fermamente che ognuno di noi abbia la stessa quantità di amore incondizionato da ricevere da chi abbia creato il mondo. E non parlo solo di Dio, ma di qualunque sia il proprio credo e in qualunque modo lo chiamiamo:

  • Cristo
  • Dio
  • Maometto
  • Angeli e Santi
  • Big Bang
  • Krishna
  • Gaia o Madre Natura
  • Universo
  • ecc.

Oppure che lo si creda risiedere nella Scienza, nella Cultura, da Vanna Marchi, dagli Oroscopi, dai Cartomanti, ecc..

Tutti All’asilo!

Riprendo l’esempio del bimbo dell’asilo che cade, fatto nell’articolo “Benessere”. Come qualsiasi bambino che nei primi anni di vita cerca l’amore e le attenzioni dai propri genitori, così facciamo in età adulta rivolgendosi alla nostra spiritualità. Cerchiamo l’amore, la connessione e l’attenzione da ciò in cui crediamo…

bimbo_serio_mDa qui risulta il 99% dei nostri comportamenti, quasi tutto quello che facciamo, lo facciamo per il bisogno di quell’amore. Anche le persone che riteniamo cattive, malvagie e degne del peggior destino sono come i bambini monelli e ribelli. Credono di poter ottenere l’attenzione dei genitori comportandosi male perché non conoscono altro sistema che quello. Non sono abituati a ricevere amore e credono che l’unico modo sia essere amati con la forza…

Ma riprendiamo l’esempio del bambino che piange disperato per essersi sbucciato un ginocchio cadendo. Il bambino agisce così perché sente dolore, vede un pochino di sangue e sta implorando qualcuno per essere abbracciato e consolato. Lo fa disperandosi come se stesse morendo, come se fosse una cosa gravissima, la più grave che gli sia mai successa:

Una vera e propria tragedia

Ma noi “saggi” adulti sappiamo che non è nulla di grave e sorridiamo quando vediamo quegli occhi enormi, pieni di lacrime e disperazione per un quella minuscola bua. Ma non possiamo spiegarglielo, non riusciremmo mai a calmarlo con la verità, è ancora troppo giovane per capire…

Al massimo diciamo al bimbo di stare tranquillo, che tutto andrà bene, siamo certi di questo, perché noi sappiamo qual è la verità in quel frangente: che il dolore dura poco e non è niente di grave. Sappiamo bene che è così, ma sappiamo anche che il bambino non lo può capire adesso, non conosce ancora abbastanza la realtà in cui vive.

Noi adulti facciamo la stessa cosa, chi più, chi meno, la sceneggiata e la stessa. 🙂 Quando ci capita qualcosa che (noi) riteniamo “brutto”, ci disperiamo e ci lamentiamo come se fosse una cosa gravissima, come se non ci fosse più speranza, una vera e propria disgrazia di enorme entità:

Una vera e propria tragedia

Che sia un lutto, che sia un amore perduto, che sia una malattia, che sia la perdita del lavoro, noi agiamo come il bambino. E ne abbiamo tutte le ragioni perché non sappiamo se riusciremo a sopravvivere a questa ennesima mazzata che la vita ci dà. Anche noi abbiamo solo bisogno che qualcuno, più “grande” e che sappia già com’è la verità di quel frangente, ci abbracci e ci dica che tutto andrà bene, che non è niente di grave, che tra poco staremo meglio.

Cosa potrebbe far sì che un adulto non si senta disperato? Solo la consapevolezza e la convinzione che “tutto andrà bene…”. Un’assoluta fede in questo presupposto.

In effetti è così, ma in quei momenti siamo emotivamente coinvolti e, diciamo la verità, a volte ci piace trastullarci nel dolore e nella pigrizia di aver la scusa per non reagire, io ero un maestro in questo, 😛 Piangere un pochino, gridare la nostra rabbia al cielo, lasciarsi andare al dolce vittimismo. Sapete perché? E’ semplicemente “umano”… e soprattutto attira l’amore delle persone che ci stanno intorno!bimbo_perdono_m

Ed ecco che spunta la nostra spiritualità. In questi momenti decidiamo di sostituire l’abbraccio dei genitori, che ci potrebbero consolare, con il nostro credo (Cristo, Dio, Maometto, Krishna, Gaia, Angeli, Big Bang, Madre Natura, Universo, Scienza, Cultura, Vanna Marchi, Oroscopi, Cartomanti, ecc..).

Qualunque sia la fonte d’amore che scegliamo in quei momenti, non avremo spiegazioni per ciò che è successo, non possiamo ricevere la verità, siamo ancora troppo giovani per capire…

Come il bambino non abbiamo la percezione di cosa sia realmente lo scopo della vita o il perchè ci sia così tanta sofferenza. Come il bambino stiamo ingigantendo i fatti, in realtà non è nulla di grave, fa parte del gioco. Non fraintendermi, non voglio sminuire il dolore delle persone, ma la maggior parte delle volte sono cose che capitano a tutti nel corso della vita. Le ferite guariscono, le malattie pure, e forse anche la morte non è così brutta come ci hanno insegnato. Non lo sappiamo, nessuno e mai tornato indietro a raccontarci com’è. Se non c’è niente, non si starà peggio. Se c’è qualcosa, non sappiamo ora come sarà! Quindi perché considerarla per forza una cosa brutta?

La sofferenza in fondo è una parte integrante dello spettacolo. Non possiamo avere solo la parte bella della medaglia.

  • La meravigliosa natura
  • Lo spettacolo che regala il cielo
  • Vedere nascere la vita ovunque
  • Le forti emozioni che ci regala l’arte,
  • L’amore
  • ecc.

Stormo_mtutto ciò è bello perché è messo a confronto con il brutto:

  • La sofferenza di questo mondo
  • I bambini che ci lasciano prima di diventare adulti
  • Le guerre
  • La miseria
  • L’ingiustizia
  • e di tutto ciò che non ci piace!

E se siamo di quelli che non credono in niente, siamo come i bambini monelli, che fanno i capricci per attirare l’attenzione. Vogliamo essere amati con la “forza”, senza chiederlo…

Quindi?

Qual è la soluzione? La soluzione è nella libertà di scelta! Poter scegliere di vivere e considerare ciò che ci accade con la consapevolezza e la convinzione che “tutto andrà bene…”. Un’assoluta fede in questo presupposto, sia per l’uomo di Scienza che per l’uomo di Dio.Gioia_m

Non dobbiamo voler eliminare la sofferenza, perché si porterebbe dietro anche la felicità. Chi crede di risolvere chiudendosi in se stesso per non soffrire più, andrà verso in una inesorabile tristezza e solitudine. Quando soffriamo e stiamo male non dobbiamo cercare di respingere ciò che proviamo o agitarsi più di tanto. Dobbiamo accettare le emozioni che arrivano, tutte, senza farsi prendere dal panico o dallo sconforto. Se sono belle godersele al mille per mille, se sono brutte trattarle come un groviglio di catene annodate intorno al corpo. Se ti agiti freneticamente per cercare di sbrogliarle, ti stringeranno sempre più. Se rimani calmo, rilassato e immobile troverai il modo di scrollartele di dosso senza farti male.

Questa consapevolezza ti regalerà il tempo che ti serve per tornare a sorridere. Sii saggio: Arrenditi!

Marco

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About Marco
Sono Marco Odino, classe '72, autore di VeritaRelative.it. e del corso Eureka!® al suo interno. Affascinato e incuriosito dallo scoprire come funzionano gli esseri umani, (questo miscuglio di corpo, mente e anima), sono diventato un appassionato Ricercatore di tutto ciò che riguarda il Benessere Emotivo. Dalle antiche filosofie Orientali a quelle più moderne Occidentali. ;-)

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